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Due prof della Carducci in pensione!

Mercoledì  26 giugno, al termine del collegio docenti, è stato festeggiato il pensionamento di due prof che hanno contribuito a fare la storia della Carducci: la prof.ssa Lischetti e il prof. Zocchi. Oltre ai vari dolci e golosità  i presenti hanno potuto gustare i versi composti per l’occasione dalla prof.ssa (già in pensione) Bogni.

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RAPSODIA GAVIRATESE
Quel suo “vegliarda” dell’anno passato
devo dir non mi andava proprio giù
e alla vendetta avevo pensato
perché all’affronto pensasse un po’ su;
ma un nobil perdono ho infine adottato
e a quel “vegliarda” non penso già più:
dopo tanto tempo passato insieme
io a Maurizio voglio quasi bene!
Perciò mi son sentita lusingata,
mentre mondavo un cespo di cicoria,
allorché una collega mi ha chiamata
perché perpetuassi la memoria
con qualche verso in rima alternata
delle gesta del Nostro e la sua storia.
Certo Ludovico Ariosto non sono,
ma quanto io posso dar tutto vi dono.
Nella famosa scuola del rione
ormai non è più una gran novità,
perché raggiunto il dì della pensione
anche Maurizio Zocchi se ne va.
Tempo ormai è d’uscir dalla tenzone
e non più alle classi dare il la,
dopo una vita di duro lavoro
pensino gli altri a dirigere il coro.
In questa scuola fin dagli anni Ottanta,
quanti incarichi lui ha ricoperto,
nella docenza quanto impegno vanta!
Se alcuni alunni eran riottosi certo
la carriera alla Scala era rimpianta,
ma nessuna insufficienza ha mai inferto:
“in dubio pro reo” era il suo motto
solerte a trasformare un cinque in otto.
Un bel diploma il suo al Conservatorio,
una passion per gli strumenti a fiato,
lui ti organizza un gran laboratorio
per color che alla banda ha conquistato.
Il suo impegno è davvero meritorio
ma eccellente non sempre è il risultato:
colleghi e alunni son spesso sfiniti
da indecorosi e orribili barriti.
Ma il ver riscatto è di Natal la festa
quando sul palco guida i suoi ragazzi,
ai dolci suoni l’attenzione è desta
cessan come d’incanto gli schiamazzi;
la tombola dirige a gran richiesta
e i vincitori corron come pazzi;
Alla fine un boato lui acclama
“Zoc-chi, Zoc-chi!”: è il grido della fama.
Ma il meglio di sé l’ha sempre dato
segretario agli esami (sai che affare!)
dirigenti spocchiosi ha sopportato,
maliarde con gli zoccoli da mare,
ma le bizze con fermezza ha lui domato
anche del pacco infin da sigillare.
Fortuna vuol che in questi due anni
col nostro Capo ha limitato i danni.
E nel citar gli esami mi sovviene
un episodio alquanto divertente:
in quell’anno spiegato avea le pene
di Aida e Radames l’amore ardente;
agli orali di ciò a parlar viene
lo sprovveduto e umile discente,
“Chi scrisse Aida?” “Verdi” sì, lo sa,
“Altre sue opere?” oltre non va,
“Perché scrisse quel dramma?” scena muta,
“Ma anche in storia ne abbiamo parlato”
calma la prof. di lettere lo aiuta,
“Il canale di Suez lo hai scordato?”
neppur così la situazione muta,
“Di che parla quest’opera immortale?”
“Di come han costruito quel canale”.
Gli esami erano un gran divertimento,
allorché i suoi spartiti abbandonava,
e delle colleghe l’accanimento
con frizzi mordaci stigmatizzava;
al mite Moroni dava il tormento
perché l’artista agli alunni mostrava
non i quadri di Giovanni Bellini
ma bottigliette di Campari e frullini.
In pensione or se ne va il nostro bardo
dopo aver trascorso tra queste mura
ben più di quarant’anni… che traguardo!
e se pur questo passo è una cesura,
niente malinconia, su lo sguardo,
il futuro non può fare paura.
Per color che non stanno inoperosi
la vita ancor può dar frutti copiosi.
Or che farà il nostro menestrello?
Si recherà a Bregano a coltivare
novello Cincinnato il campicello?
O notte e giorno si darà da fare
per un canto, una strofa, un ritornello?
Orsù, noi ti auguriam di respirare
brezza novella che il vigor riaccende,
perché la Vecchia Guardia non si arrende.
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